Il blog di Armando Boccone

 

Introduzione

“Consumo, quindi sono”

Il consumismo contraddistingue il mondo moderno. Ha impregnato di se ogni comportamento umano.
“Consumo quindi sono” si potrebbe dire parafrasando Cartesio: se non ci fosse l’aspettativa di acquistare un nuovo telefonino, una nuova autovettura, un nuovo televisore, il centesimo paia di scarpe, la quarantesima borsetta, fare un nuovo viaggio, frequentare certi locali, ecc. ecc. a moltissime persone del mondo sviluppato prenderebbe un senso di vuoto, un senso di smarrimento, un senso di inutilità.
Questo per le persone significa cambiare un bene anche quando ha ancora utilità mentre per le aziende significa scrivere nel conto economico del bilancio un numero superiore a quello dell’anno precedente. Per le aziende sembra che i numeri abbiano un fascino magico.
E’ ovvio che l’umanità debba soddisfare adeguatamente i propri bisogni alimentari, di abbigliamento, di salute e di altri bisogni ancora ma il problema è che da alcuni decenni a questa parte (il riferimento è al mondo sviluppato) a un aumento del reddito non corrisponde più un aumento di benessere.

Trattazione

In questo articolo (pubblicato alcuni anni fa e adesso, con alcune aggiunte, pubblicato sul mio nuovo blog) faccio alcuni esempi di casi concreti in cui si cerca di acquistare-consumare nuovi beni anche quando quelli di cui si è già in possesso hanno ancora utilità. L’articolo termina trattando anche i temi della raccolta differenziata e dell’economia circolare.  

 
Qualche giorno fa, in previsione della redazione di questo articolo e al fine di corredarlo di alcune foto, giro in bicicletta per la città per cercare di individuare, vicino ai cassonetti per la raccolta dei rifiuti, dei beni che hanno ancora utilità. La ricerca ovviamente ha esito positivo, perché giro sempre in bicicletta per la città e ho sempre visto beni buttati via ma in ancora buone condizioni.

Stivaletti e materassi

Foto 1 Un paio di stivali da donna in pelle scamosciata attira la mia attenzione. Le osservo bene: la tomaia è perfetta mentre la suolatura mostra un consumo che può derivare dall’uso per alcuni giorni.

Foto 2 La presenza di due materassi vicino a dei cassonetti mi induce a fermarmi. Sono all’interno di contenitori di cellofane. Ma questi appartengono ai nuovi materassi che hanno preso il posto di questi buttati via. Nonostante sia trasparente apro un cellofane: il materasso è perfetto, non reca nessuna macchia né strappo né altra forma di usura. Lo stesso vale per l’altro. Cerco una etichetta per individuare il materiale di cui sono fatti. Non ne trovo perché sono materassi fatti a mano come si facevano una volta. L’imbottitura probabilmente sarà di lana o cotone.

Lo spreco di generi alimentari

Periodicamente i mass media danno la notizia scandalistica dello spreco di generi alimentari. Viene indicato anche il valore in denaro di questo spreco. Ricordo che qualche anno fa in una trasmissione televisiva (mi pare che si chiamasse “La nostra spesa” e che fosse condotto dal giornalista Di Pietro) si dettero dei dati precisi, per l’Italia, dello spreco di generi alimentari fatti dalle famiglie: ben il 39% del gruppo di alimenti latticini-carne-uova-pesce, ecc. viene buttato via; le percentuali erano consistenti anche per quanto riguarda il gruppo frutta-verdura e il gruppo pane e altri prodotti da forno; le percentuali erano notevolmente inferiori (per il motivo che sono a lunga e lunghissima conservazione) per il gruppo pasta-riso-legumi-cereali e scatolame. Ovviamente gli sprechi avvengono anche in altri punti della catena distributiva (dai luoghi di produzione ai grossisti, dai grossisti ai dettaglianti, ecc.), anche se sono nettamente inferiori.
Il programma in questione ha poi affrontato i motivi di questo enorme spreco: due esperti intervenuti in trasmissione lo mettono in relazione alle politiche di vendita che vengono fatte, come le offerte 3×2 (ultimamente sostituite dall’offerta 2×1 e da quelle sottocosto), concessione di buoni da utilizzare nei periodi successivi, concessione di punti che danno diritti a dei regali, ecc., che invogliano i consumatori ad acquistare dei beni anche se non ne hanno bisogno.
La gente si mostra scandalizzata dallo spreco dei generi alimentari (“il pane” conserva una certa sacralità) anche se poi lo spreco di altri prodotti (come le calzature e l’abbigliamento) probabilmente corrisponde a dei valori superiori.

Toner in esaurimento

Ricordo che qualche tempo fa in ufficio mi venne data una nuova stampante. Non molto tempo dopo sul display comparve la scritta “toner in esaurimento”. Non chiesi però una nuova cartuccia di toner perché la stampa andava bene (avrei chiesto un nuovo toner appena avessi visto delle imperfezioni nella stampa). Non ricordo per quanti mesi continuai a usare quella cartuccia di toner di cui sul display si diceva che era in esaurimento (le ho fatto sputare fino all’ultimo granello di toner!!). Ho pensato che sarebbe interessante sapere come fanno le case costruttrici a stabilire quando dovrà comparire la scritta in questione! Probabilmente ammanteranno la spiegazione di motivazioni tecnico-scientifiche. Ma in questo caso la spiegazione probabilmente è un’altra: la cartuccia del toner è della stessa marca della mia stampante (“conseguono sinergie” si direbbe in linguaggio tecnico!!)

Foto 3 e in evidenza Stampante con l’avviso di toner in esaurimento

Ho notato però che non sempre è possibile fare così perché alcune fotocopiatrici smettono di funzionare appena dopo un po’ che è comparsa la scritta.
A tale riguarda il collega del CED mi dice che alle volte basta togliere la cartuccia di toner dalla macchina, darle alcuni colpetti con la mano, rivoltarla contemporaneamente sottosopra, e infine rimetterla a posto: in questo modo la macchina continuerà a stampare ancora per molto tempo.

La dismissione delle macchine d’ufficio

Ogni tanto vedevo che in uno stanzone dell’istituto previdenziale presso cui lavoravo venivano disposte parecchie macchine di ufficio (fotocopiatrici, stampanti, computer, monitor, ecc.). Dopo un po’ arrivava un automezzo che provvedeva a caricarle e a portarle via.
Parlai col collega addetto al CED di questa continua dismissione di beni strumentali. Mi disse che sarebbe bastato cambiare solamente qualche pezzo per prolungare di molto la loro vita utile. Il collega disse però che i contratti con le aziende fornitrici prevedono che dopo un certo periodo di utilizzo siano date indietro. Da quello che ho capito quelle macchine in seguito sarebbero state inviate alla rottamazione.

I paradisi artificiali

Si potrebbero fare tanti altri casi di consumismo, cioè di utilizzo non appropriato di beni volto solamente al consumo per il consumo. Ciò è dannoso in senso generale (per l’inquinamento che provoca, per la distruzione di risorse esauribili, ecc.), ma alle volte è dannoso anche direttamente: si pensi all’obesità dilagante, all’abuso nel consumo di farmaci e psicofarmaci, si pensi a quanto avvenuto in una clinica milanese qualche anno fa dove si facevano interventi chirurgici solamente per ricevere il rimborso dalla Sanità pubblica (si vada in Wikinotizie e si cerchi “Scoperta una ‘clinica degli orrori’ a Milano”), ecc.
Quello del consumismo però non è un fenomeno moderno. Il ruolo svolto dalla pubblicità è importante ma non spiega tutto il fenomeno, perché intervengono diverse variabili che affondano le radici in millenni di cultura e che si sostengono a vicenda e che portano al fenomeno del consumismo.

Si vuole terminare questo lavoro con una citazione.
“J’ai connu une femme qui, revelant à peine d’une maladie grave, ne voulut pas s’abstenir de son pèlerinage habituel et en mourut. Non pas qu’elle eut quoi que ce soit à acheter, mais il lui fallait l’atmosphère du grand magazin e la contemplation de toutes ces belles choses. Ce n’est plus de la fantasie, c’est du besoin: ce n’est plus de la distraction, c’est du culte…..Cette seduction si impèrieuse , et dont le femmes tirent des jouissance plus ou moin vives, qui vont du plaisir simple à l’exaltation frènètique, – cette sèduction, elle agit sur le plus faibles comme un toxique, elle engourdit tout ce quit pourrait s’opposer à son trionphe, sens moral, respect de la situation socile, peur du danger…. Il y a là puissance anesthèsique, très proche de celle des stupèfiant, et les grands magasins, ce n’est pas leur moins curieux aspect, sont à la classer parmi les paradis artificiels.”
(Ho conosciuto una donna che, nonostante affetta da una grave malattia, non ha voluto rinunciare al suo abituale pellegrinaggio nei Grandi magazzini e ne è morta.
Non aveva nulla da comprare ma gli mancava l’atmosfera dei Grandi Magazzini e la contemplazione di tutte quelle belle cose.
Non è più una fantasia (desiderio), ma è un bisogno: non è più la distrazione, ma un culto.
Questa seduzione così imperiosa, e dalla quale le donne traggono un godimento (piacere) più o meno vivo, è simile all’esaltazione frenetica.
Questa seduzione agisce sulle più deboli come una sostanza tossica, ingoia tutto ciò che potrebbe opporsi al suo trionfo, come il senso morale, il rispetto della situazione sociale e la paura del pericolo.
Essa ha una potenza anestetica, vicinissima a quella degli stupefacenti, e i Grandi Magazzini, non è il loro aspetto meno curioso, sono da classificare tra i paradisi artificiali.)
In La vie secrete des Grands Magazins di Francis Ambrieres. Flammarion, Paris, 1930 ; a pagg. 190-191 viene riportato ciò che dice il dott. Paul Dobuisson, primario dell’Asile Saint-Anne (riportato a pag. 68 di ”Le droghe degli dei – veleni sacri, estasi divine” di Philippe De Félice © ECIG • EDIZIONI Culturali Internazionali Genova
S.A.S. Di G.L. Blengino & C.
Via Caffaro 19/10 . 16124 Genova
Edizione 1990

La raccolta differenziata e l’economia circolare

Forse molta gente pensa di mettersi l’animo in pace e non sentire sensi di colpa effettuando la raccolta differenziata e credendo nell’economia circolare. La pratica della raccolta differenziata è ovviamente una buona pratica ma sposta di poco il problema dell’enorme spreco di risorse esauribili, dell’inquinamento, del cambiamento climatico e di tanti altri problemi. Bisogna anche dire che i toni trionfalistici di alcune città riguardo alla raccolta differenziata sono esagerati. Bisogna infatti vedere la qualità della raccolta differenziata. Ho sentito che in alcuni casi viene fatta la raccolta differenziata e poi viene messo tutto insieme. Ma poi basta aprire i cassonetti della raccolta differenziata per vedere la qualità della raccolta: cassonetti per la raccolta della carta che contengono anche plastica, metalli, ecc.; cassonetti per la raccolta dell’umido che contengono plastica, ecc. Per rendersi conto di questo basta aprire qualche cassonetto (è quello che il sottoscritto ha fatto!!).

Riporto il commento fatto da Marina M. a un mio post su Facebook sul tema della raccolta differenziata e dell’economia circolare: ” La separazione del rifiuto organico è fatta con molta approssimazione …Quando è fatta!  Siamo indietro. Lo constato ovunque, nelle case dei miei amici, dei miei parenti, anche giovani, che dovrebbero essere i più interessati. Negli stabilimenti balneari della mia città Pescara ci sono diversi ristoranti con il self service, i rifiuti dei vassoi non vengono separati, finiscono tutti nelle grandi buste nere di plastica, con mio grande orrore.  In spiaggia ci sono cestelli dei rifiuti con le scritte differenziate, ma quando li apro dentro c’è di tutto.                                                                                                  Poi però abbiamo la bandiera blu, assegnata anche per il parametro che concerne la differenziazione dei rifiuti.”

Foto 4 Raccolta differenziata dell’umido: si noti la forte presenza della plastica mentre i pomodori sembrano in perfetto stato di conservazione

Riporto una esperienza diretta in riferimento a ciò che viene chiamata raccolta differenziata ed economia circolare

Ogni primavera acquisto un vasetto di basilico e un sacchetto di terriccio da mettere nei vasi dove trapiantare poi le piantine di basilico.

Sulla scorta delle esperienze precedenti sbriciolo finemente il terriccio prima di metterlo nei vasi: ciò che si vede nella foto che sotto viene proposta sono i pezzetti di plastica più grossolani che ho separato. È da pensare che tante piccole e piccolissime parti di plastica fossero frammisti al terriccio per cui non ho potuto separarle.

Nella foto precedente si vede il contenuto di un cassonetto per la raccolta dell’umido, da cui poi viene fatto il terriccio: come si vede contiene molta plastica!

 

Foto 5 I pezzetti di plastica più grossolani contenuto nel sacchetto di terriccio

Ma anche se la raccolta differenziata venisse fatta bene bisogna tenere conto che sia l’energia che la materia si degradano e che, quindi, non è possibile ritornare come prima: non è possibile quindi una completa economia circolare.                                                       

Per farsi una idea dei forti limiti esistenti nei concetti e nelle pratiche di “economia circolare”, “sostenibilità” e altro sarebbe opportuno leggere il testo della conferenza dal titolo “Energia e miti economici” tenuta da Nicolas Georgescu Roegen nel 1972 all’Università di Yale (al seguente indirizzo [il testo è preceduto da una introduzione all’autore da parte di Giorgio Nebbia] https://www.legambientetrieste.it/Documenti/Decrescita_roegen_energia_e_miti_economici.pdf )

Fonte foto: tutte e foto sono state fatte da me

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