Il blog di Armando Boccone

I figli e i nipoti del ventennio

In Italia ogni tanto si innescano dibattiti relativi alla persistenza nel panorama politico e culturale di residui politici e culturali del ventennio fascista.

Il dibattito, alle volte pretestuoso ma alle volte serio, sembra non avere mai fine. Si un po’ riacceso da quando Giorgia Meloni e il suo partito Fratelli d’Italia sono al governo e Ignazio Benito Maria La Russa è diventato Presidente del Senato della Repubblica italiana.

In questo articolo però non si parlerà dei veri, o presunti, figli e nipoti o comunque eredi del ventennio fascista ma dei figli e dei nipoti del trentennio successivo alla fine della seconda guerra mondiale e il riferimento sarà al Mondo intero e non solamente all’Italia.

Foto 1 e in evidenza Una delle famose immagini dello sbarco sulla Luna

I figli e i nipoti del trentennio

Il trentennio, come già si è già accennato, è quello successivo alla seconda guerra mondiale.

Ma cosa è successo in questo trentennio tanto da portare a caratterizzare le coscienze delle persone e le intere economia e cultura mondiali?

E’ avvenuto che mai prima di allora l’umanità ha avuto a disposizione combustibili fossili, soprattutto petrolio, facilmente estraibili, in abbondanza e a basso costo: ciò ha portato a una alterazione delle coscienze delle persone e dell’economia e della cultura mondiali.

Ma negli anni settanta del secolo scorso succedono delle cose, come le prime crisi petrolifere, che portano a interrogarsi sulla situazione problematica in cui si trova l’umanità e il pianeta Terra.

Vediamo quanto dicevano al riguardo Aurelio Peccei e Nicolas Georgescu-Roegen

Scriveva Aurelio Peccei (1) nel 1981 in un suo saggio:

” L’uomo aveva la sensazione di avere finalmente messo le mani su una fonte di energia pressoché illimitata, che gli avrebbe permesso di trasformare a piacere la propria vita. Sapientemente alimentata da taluni interessi, l’ubriacatura del petrolio a volontà e a prezzi abbordabili faceva vedere la vita in rosa. La società dei consumi sembrava un obiettivo facile da raggiungere, rispondente alle aspirazioni di tutti. L’economia era in fase di espansione e la sua crescita sembrava assicurata per decenni, a tassi annui molto elevati. Ci si diceva che questo sviluppo, alla portata di un gran numero di paesi, avrebbe permesso ai più ricchi di soddisfare le proprie domande interne, pur contribuendo sostanzialmente al miglioramento della condizione dei paesi più poveri. L’appetito di una abbondanza materiale sempre maggiore poteva dunque essere soddisfatto senza pregiudicare il doveroso aiuto ai bisognosi. La cornucopia della tecnologia sembrava d’altra parte inesauribile, pronta a sfornare, una dopo l’altra, soluzioni miracolose a tutti i problemi umani.”
……
Tali opinioni si fondavano sulla considerazione quasi esclusiva dei fattori positivi. Le nostre generazioni possiedono in effetti una ricchezza e una varietà di risorse intellettuali e pratiche che, in teoria, possono assicurare l’espansione e lo sviluppo materiale dell’umanità ancora per lunghi anni. Si tratta di un patrimonio immenso e sempre crescente di informazioni, di conoscenze scientifiche, di competenze tecnologiche, di talenti manageriali, di esperienze di gestione, di attrezzature produttive e di mezzi finanziari, quale i nostri padri non potevano neppure sognare.
…
D’altra parte di era convinti che le risorse naturali che la buona e vecchia Terra è in condizioni di dispensare alle iniziative umane erano ben lungi dall’essere esaurite, in quanto potevano essere moltiplicate o sostituite grazie a soluzioni o espedienti tecnologici.
…..
Ci si rifiutava di credere che nei nostri tempi la conclusione potesse essere diversa, e non ci si poneva neppure la questione se l’intero sistema umano potesse un giorno precipitare nel disastro. Una simile ipotesi pareva assurda. Il destino dell’uomo non poteva essere che quello di progredire.”                         (Aurelio Peccei Cento pagine per l’avvenire” pagg. 58-59 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. Milano 1981)

Foto 1 Aurelio Peccei

1) Aurelio Peccei, già alto dirigente industriale e imprenditore, “Nel 1968 prende l’iniziativa di fondare il Club di Roma, gruppo internazionale di personalità della cultura e del mondo scientifico, economico e industriale, individualmente preoccupate della crescente minaccia implicita nei molti e interdipendenti problemi che si prospettano per il genere umano.” (la descrizione della figura di Aurelio Peccei è presa dalla terza pagina della sovra copertina del suo saggio già menzionato). Il Club di Roma poi commissiona al MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston la stesura di un rapporto su quello che potrà succedere all’umanità e al mondo nei successivi cento anni.

Vediamo adesso quanto diceva Nicolas Georgescu-Roegen in merito (2)

”La tesi degli economisti tradizionali e di quelli di orientamento marxista, comunque, è che il potere della tecnologia è illimitato. Saremo sempre in grado non solo di trovare un sostitutivo di una risorsa che sia diventata scarsa, ma anche di accrescere la produttività di qualunque tipo di energia o materiale. Qualora dovessimo esaurire una certa risorsa, escogiteremo sempre qualcosa, proprio come abbiamo sempre fatto sin dai tempi di Pericle. Perciò nulla potrebbe impedirci il cammino verso un’esistenza sempre più felice della specie umana.” (3)

Foto 2 Nicholas Georgescu-Roegen

2) Per la figura di Nicholas Georgescu-Roegen si vada la presentazione che ne fa Giorgio Nebbia nel documento raggiungibile al seguente indirizzo (parecchi stralci di questa presentazione saranno poi esposti nel seguito di questo articolo) https://www.legambientetrieste.it/Documenti/Decrescita_roegen_energia_e_miti_economici.pdf

3) Energia e miti economici Conferenza alla Yale University del 1975 di Nicholas Georgescu-Roegen – documento reperibile sul WEB col seguente indirizzo (dopo l’introduzione all’autore da parte di Giorgio Nebbia, da pag. 6 in poi) https://www.legambientetrieste.it/Documenti/Decrescita_roegen_energia_e_miti_economici.pdf

L’alterazione della coscienza

Bisogna prima di tutto dire che l’abbondanza di combustibili fossili ha portato a un enorme miglioramento delle condizioni di vita (da quelle alimentari a quelle igienico/sanitarie), a un miglioramento dei rapporti nel mondo del lavoro e nel mondo della scuola e al conseguimento di importanti diritti civili (all’interno della famiglia, al divorzio, all’aborto, ecc.), ecc.

Troppa grazia S. Antonio!

“Troppa grazia, sant’Antonio! è un’esclamazione, divenuta locuzione metaforica, che significa ottenere più di quanto si desidera, con risultati spesso non del tutto positivi.” (da Wikipedia a https://it.wikipedia.org/wiki/Troppa_grazia,_sant%27Antonio! )

Ma l’abbondanza di combustibili fossili ha portato a una forte alterazione della coscienza, come si verifica in seguito all’assunzione di alcool e/o droghe, ha portato a farci vedere la vita in rosa e trasformabile a nostro piacimento, a vedere il progresso  come il nostro ineluttabile destino (per usare le parole di Aurelio Peccei).

Ci sono diversi fenomeni che esprimono l’alterazione della coscienza dovuta all’abbondante assunzione/consumo di combustibili fossili. Questi fenomeni comportano enormi consumi di risorse ed enorme degrado del nostro pianeta che, alla fine, porteranno contemporaneamente a una catastrofe climatico/ambientale e umana.

In passato mi sono interessato tra l’altro a tre fenomeni e cioè:

  • la ricerca della bellezza dell’aspetto esteriore;
  • lo shopping compulsivo in tutti i settori (dall’abbigliamento ai viaggi, ecc. ecc.); –
  • il possesso di animali da compagnia.

A ognuno di questi fenomeni ho dedicato delle ricerche da cui poi sono venuti fuori dei piccoli saggi anche se sono tanti altri ancora gli effetti del trentennio sulle scelte fatte come per esempio le baby-pensioni, cioè la possibilità di andare in pensione dopo pochi anni di contribuzione e percepirla poi per i successivi 40/50 anni.

Per quanto riguarda i fenomeni della ricerca della bellezza nell’aspetto esteriore, dello shopping compulsivo e del possesso degli animali da compagnia consiglio la lettura dei relativi articoli riportati nel mio blog Prospettive differenti ai seguenti indirizzi

Il pensiero di Nicholas Georgescu-Roegen

Per comprendere bene la situazione problematica in cui l’umanità attualmente si trova si riportano i passi più significativi del pensiero di Nicholas Georgescu-Roegen così come esposti da Giorgio Nebbia nella sua introduzione appunto alla figura di questo scienziato.

(il documento integrale, come già indicato, è raggiungibile col seguente link https://www.legambientetrieste.it/Documenti/Decrescita_roegen_energia_e_miti_economici.pdf  )

“…..

Una delle provocatorie tesi di Georgescu-Roegen è che la produzione agricola e industriale, così come è praticata secondo le “leggi” economiche attuali, non può durare a lungo per motivi fisici. Tale produzione dipende dalla trasformazione della materia e dall’uso dell’energia e l’energia, da qualsiasi parte si prenda, nel corso di ogni trasformazione peggiora sempre di qualità ed è sempre meno disponibile per produrre lavoro utile. Lo afferma il secondo principio della termodinamica: del sistema attraversato dall’energia aumenta sempre l’entropia. Con la legge dell’entropia deve quindi fare i conti qualsiasi teoria della produzione, dello sviluppo e della crescita economici: la legge dell’entropia rappresenta il freno, invisibile nel calcolo monetario, ma sempre in agguato, alla crescita economica.

E il freno dell’entropia energetica è affiancato da un altro freno, rappresentato dal fatto che anche con la qualità della materia dobbiamo fare i conti: nel suo passaggio dalla natura, ai processi di produzione, a quelli di “consumo”, fino a quando viene rigettata nell’ambiente naturale sotto forma di scorie e di rifiuti anche la materia subisce una degradazione, in un certo senso “entropica” anche lei, per la quale Georgescu-Roegen ipotizzò l’esistenza di un “quarto principio” della termodinamica.

Altro che crescita esponenziale, altro che limiti alla crescita, altro che società stazionaria: in ogni caso la crescita economica e materiale è destinata a diminuire perché diminuisce, prima o poi, la quantità dell’energia e della materia disponibili per gli oggetti necessari ai bisogni, continuamente crescenti, degli esseri umani.

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Per il secondo principio della termodinamica, per la legge dell’entropia, l’energia che attraversa i processi economici, a differenza di quella che attraversa i processi biologici, diventa sempre meno disponibile in futuro, non è più in grado di fornire un servizio uguale a quello che avrebbe potuto fornire all’inizio del processo.

Insomma, ogni volta che produciamo una Cadillac, o una Fiat o una Volkswagen, o qualsiasi altro strumento “esosomatico” con cui aumentare il nostro potere sul mondo circostante, noi distruggiamo irrevocabilmente una quota di e contribuiamo a peggiorare le condizioni di vita attuali e addirittura a diminuire il numero di vite umane del futuro: lo sviluppo economico ottenuto grazie all’abbondanza di beni materiali e merci può essere utile per noi ma, a lungo andare, è contro l’interesse della specie umana nel suo complesso. Ai rapporti e ai vincoli imposti dalla legge dell’entropia ai processi economici Georgescu-Roegen ha dedicato il suo principale libro 13, che sarebbe apparso l’anno successivo, nel 1971.

Il principale impegno culturale e scientifico di Georgescu-Roegen, negli ultimi decenni della sua vita è stato rappresentato dal continuo tentativo di spiegare ai suoi colleghi economisti, ma anche ad un più vasto pubblico, che la crescita economica –- l’aumento della produzione di automobili, di conserva di pomodoro, di cemento o di qualsiasi altra “merce” che tale crescita economica accompagna — comporta un impoverimento complessivo del pianeta, una diminuzione della quantità di beni materiali che il pianeta Terra potrà fornire in futuro.

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…Georgescu-Roegen interviene per dissipare sogni e illusioni.                                                            

 Non contateci troppo sull’energia solare, almeno nella forma di utilizzazione che veniva allora proposta, principalmente attraverso la trasformazione in calore a bassa temperatura mediante collettori solari, o di trasformazione in elettricità mediante pannelli fotovoltaici. Se fate attentamente i conti vedrete che il calore o l’elettricità che ottenete vengono a costare – non in termini di soldi, o di energia, ma in termini di entropia, molto più di quanto pensiate. I pannelli fotovoltaici sono, insomma, una diversa maniera di dissipare la materia del pianeta, anche se apparentemente fanno risparmiare petrolio o carbone.

Il Sole è la vera fonte di energia per il futuro, ma non per le forme di utilizzazione a cui sono abituate le società industriali, non per le quantità di energia che le società industriali chiedono per far correre le loro automobili, per i loro frigoriferi e lavatrici, i loro aerei supersonici e grattacieli. Ciò dipende essenzialmente dalla diversa “densità”, come disponibilità per unità di superficie e per unità di tempo, delle energie ricavate da fonti fossili o nucleari, rispetto all’energia fornita dal Sole. Un bosco fissa, utilizzando l’energia solare, su una superficie di un ettaro e nel corso di un anno una biomassa con un “contenuto energetico” equivalente a quello di 10 tonnellate di petrolio, la stessa energia che in un anno è richiesta da una casa con una superficie di un centesimo di ettaro.

Ai tassi attuali di prelevamento dell’energia occorrerebbe che ogni casa fosse circondata da un ettaro di bosco: oggi una servitù grandissima ma, quando saremo a corto di petrolio e di gas naturale, ciò che può avvenire nel corso di alcuni decenni, dovremo usare l’energia ottenuta dal Sole sotto forma di biomassa o con nuovi dispositivi tecnici, ridisegnando le nostre città, i nostri modi di trasporto, di abitazione, di lavoro, le nostre merci secondo canoni bioeconomici.

Le regole della bioeconomia spiegano che bisogna mettersi a fare i conti con i grandi processi fotosintetici, con le materie forestali e agricole che la natura “fabbrica” continuamente e che devono essere prelevate con una velocità conforme a quella con cui vengono rese disponibili dai cicli biologici naturali. In molte pagine Georgescu-Roegen rivela la sua conoscenza e attenzione per un’economia basata sui cicli dell’agricoltura e delle foreste, decentrata e diffusa nel territorio, in cui i flussi dei beni materiali umani -– in entrata, e in uscita come scorie — cercano di accordarsi con i grandi cicli biologici.

Ma anche qui state attenti: non solo non è possibile, come sperava Jonathan Swift, far crescere due pannocchie di granturco dove prima ne cresceva una sola, ma non è possibile neanche far nascere, nello stesso campo, una pannocchia di granturco un anno dopo l’altro, senza fine, perché anche il suolo si impoverisce, in ogni passaggio, dei minerali e delle sostanze nutritive necessarie per le piante e le sostanze sottratte solo in parte sono restituite dai cicli produttivi agricoli, così come li conducono gli umani.

….

E non illudetevi neanche, avverte Georgescu-Roegen, delle prospettive di riciclo delle scorie e dei rifiuti della produzione e dei consumi. Conta non solo l’energia ma anche la materia — “Matter matters too” — e, proponendovi un “quarto principio” della termodinamica, voglio avvertirvi che anche la materia diventa sempre meno disponibile, a mano a mano che la si usa. E ciò soprattutto per il fatto che le merci che entrano nel “processo” di “consumo” sono costituite da materia modificata, contaminata, addizionata con altre sostanze.

Il giornale non è costituito da carta, ma da carta addizionata con inchiostro, ed è del resto l’inchiostro che porta “con sé” le informazioni, le notizie, il servizio reso dal giornale al lettore che lo acquista. Se esistesse un diavoletto di Maxwell capace di separare ogni particella di inchiostro da ogni fibra di carta, alla fine si potrebbe recuperare il 100 % dell’inchiostro e della carta per fare un altro giornale. Ma tale diavoletto, che non esiste per l’energia, non esiste neanche per la materia, per cui, alla fine, ogni processo di riciclo fornisce meno materia di quella presente nei rifiuti trattati e lascia delle scorie inquinanti anche loro. Georgescu-Roegen spiega che le leggi della fisica impediscono la possibilità di un riciclo completo delle merci usate e di uno sfruttamento minerario integrale di qualsiasi roccia.

…

I suoi critici hanno messo in evidenza che può esistere una crescita economica, e anche uno sviluppo umano, con meno, con sempre meno, materiali ed energia, che addirittura si vedono già i segni di una società dematerializzata. E che comunque è possibile immaginare una società mondiale sviluppata, i cui consumi di materia e di energia possono essere ridotto di quattro volte, di dieci volte.

Ma anche questa è, alla lunga, una illusione: è certamente possibile sostituire il rame dei fili telefonici con le fibre ottiche, riciclare una parte, anche una grande parte, della carta o del vetro o della plastica, ma una delle fonti della irreversibilità dell’impoverimento delle risorse naturali sta, come si è già accennato, proprio nella qualità merceologica dei consumi umani, nella maniera in cui la materia viene trasformata per diventare oggetto, merce, macchinari — strumenti esosomatici — in grado di fornire servizi. Certo: è possibile introdurre innovazioni tecniche che consentono di sostituire una materia con un’altra, una fonte di energia con un’altra, un campo o un pascolo o una foresta con un altro, da qualche altra parte, ma fino a quando?

Con questo interrogativo Georgescu-Roegen lascia i suoi lettori, ma li lascia anche con un patrimonio di provocazioni che non sono destinate a smorzarsi: lo dimostra la vivacità delle discussioni fra i suoi “seguaci” e i suoi oppositori.

…

Da quanto precede e dalla lettura delle opere di Georgescu-Roegen potrebbe sembrare che il suo sia un messaggio di disperazione: non illudetevi di far viaggiare il pianeta con pannelli fotovoltaici, non illudetevi che il riciclo dei rifiuti vi dia una nuova illimitata fonte di materie scarse, non illudetevi della possibilità che i reattori autofertilizzanti (su cui negli anni settanta erano ancora riposte tante speranze, prima del fallimento del reattore francese a plutonio Superphenix), producano “più energia di quella che consumano”; non illudetevi delle prospettive della fusione nucleare alimentata dall’apparentemente illimitata riserva di deuterio presente negli oceani: la fusione nucleare finora ha funzionato soltanto per le bombe “a idrogeno”, ma si è rivelata un insuccesso per la produzione commerciale di elettricità; non illudetevi delle possibilità di crescita illimitata e non illudetevi neanche che una società stazionaria rappresenti la soluzione dei vostri problemi.

Dovrete abituarvi in un primo tempo ad avere delle automobili più piccole, dei macchinari più razionali, dovrete abituarvi a ricorrere di più e meglio alle risorse rinnovabili dipendenti dal Sole, non tanto dai pannelli solari, quanto piuttosto dalla fotosintesi: foreste e agricoltura razionale potranno soddisfare molti bisogni umani della popolazione mondiale esistente. La bioeconomia di Georgescu-Roegen fa pensare ad una “società biotecnica” di cui aveva parlato, come stadio supremo della comunità umana, già negli anni trenta l’americano Lewis Mumford (1895-1990).

Ma a lungo andare la fabbricazione e l’uso dei giganteschi organi esosomatici rappresentati dalle macchine e da tanti strumenti dovrà essere rallentato e fermato. L’orizzonte di sopravvivenza può estendersi per decenni o secoli, ma sarà tanto più vicino quanto meno faremo attenzione alle trappole tecnico-economiche che ci aspettano. Non ci si illuda, infine, ripete Georgescu-Roegen, che sia il mercato a risolvere problemi economici che sono bioeconomici, che sfuggono all’economia tradizionale, come oggi la si intende.

Non si tratta di un messaggio disperato, ma anzi di un invito alla speranza e al cambiamento: un invito alla ricerca di nuove vie e ad una riformulazione dell’economia. Il lavoro per giovani (e anche vecchi) studiosi è vasto e grande.

Non si tratta soltanto di inventare nuovi processi per utilizzare al meglio le risorse bioeconomiche del pianeta – e ce n’è per intere generazioni di biologi, chimici, ingegneri e economisti che fossero disposti a lavorare insieme – ma di affrontare anche nuove indagini nel campo misterioso del valore delle merci.

Una guida per questo lavoro è rappresentata dall’appello che Georgescu-Roegen, insieme ad altri, lanciò nel corso di una riunione di Dai Dong, una associazione ambientalista e pacifista. La salvezza può venire dalla transizione da una economia dei soldi ad una “economia umana”, dando per scontato che quella dei soldi è poco umana.”

Come se ne uscirà?

Dopo avere esposto la situazione problematica in cui attualmente versa l’umanità secondo il pensiero di Georgescu-Roegen bisogna chiedersi come se ne potrà uscire (per la verità nel pensiero di questo scienziato ci sono molti spunti al riguardo!).

Se ne uscirà quando saremo costretti a una rivoluzione che toccherà i valori fondamentali che sono alla base della cultura umana come si è sempre data: si passerà dal primato dello spazio al primato del tempo, si passerà contemporaneamente, vista l’inscindibilità fra spazio e tempo, alla contrazione dello spazio e alla dilatazione del tempo!  Sinteticamente per contrazione dello spazio si intende la riduzione della popolazione e della produzione, quindi meno consumo di risorse non rinnovabili, consumo delle risorse rinnovabili entro i limiti della capacità della natura di rigenerarle e salvaguardia dei delicati equilibri ambientali; per dilatazione del tempo si intende invece più lunghe e buone prospettive di vita per l’umanità. Ovviamente la contrazione dello spazio e la dilatazione del tempo richiedono una nuova qualità sia dello spazio che del tempo.                                                                                               

Nel mio articolo dal titolo “Dal primato dello spazio al primato del tempo nel processo storico-culturale” espongo approfonditamente la proposta sopra sinteticamente esposta ( l’articolo è raggiungibile al seguente indirizzo https://www.armandoboccone.it/dal-primato-dello-spazio-al-primato-del-tempo-nel-processo-storico-culturale/ )

Fonte foto

La foto 1 e in evidenza è ripresa da https://www.wired.it/article/luna-sbarco-armstrong-1969-prove-rocce-retroriflettori-foto/  

La foto 2 è presa da https://www.museotorino.it/view/s/127e61e20d6b410084dfb28355eba41f

La foto 3 è ripesa da https://www.google.com/search?q=Nicholas+Georgescu-Roegen%2C+foto&oq=Nicholas+Georgescu-Roegen&aqs=chrome.0.69i59j69i57j46i512j0i22i30l7.44045j0j15&sourceid=chrome&ie=UTF-8

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